La nomina di Draghi come Presidente del Consiglio merita una riflessione. La scelta effettuata dal Presidente della Repubblica si rivela saggia ed equilibrata. La più idonea perché questo siamo, purtroppo, alla luce della crisi dei partiti e della loro perdita di identità storica, dello scollamento sociale e istituzionale, della condizione in cui si trova l’Italia nel mezzo di una pandemia che non da ancora segnali di tregua. Il nostro paese è allo stremo, interi settori dell’economia sono bloccati o fortemente rallentati. Il PIL in discesa di oltre l’8% , vaste zone dell’Italia, in particolare il meridione per non parlare della Sardegna a cui mancano le principali infrastrutture ( energia e trasporti) vedranno crescere le differenze economiche e sociali. Intere categorie sociali subiranno un serio e forse irreversibile impoverimento ed emarginazione. Sappiamo anche che la pandemia non ha colpito l’Italia in buona salute economica e sociale. Ha colpito l’Italia che era, a parte alcuni territori del nord, già in pessime condizioni in molti settori strategici e soprattutto già fortemente in crisi in ambiti fondamentali per la tenuta sociale e democratica di un Paese avanzato. Vogliamo ricordare la carenza di investimenti infrastrutturali che è causa dell’ impoverimento? A cui si aggiunge un fisco e una burocrazia che ha fiaccato le imprese e le opere pubbliche? Dell’assenza di interventi sulla sanità? Della patologia istituzionale sulla conflittualità tra governo centrale e regioni? Dell’urgenza di delegificare e semplificare l’azione amministrativa? ( codice degli appalti in primis), della crisi della scuola e università? Come chiamare tutto questo se non una emergenza civile, sociale e democratica? Chiunque tiene all’interesse nazionale deve domandarsi: cosa farebbe un Paese che sa guardare con responsabilità al proprio destino di comunità storica di fronte a un’emergenza così devastante? La risposta è molto semplice ed è una sola: guardare al passato. Superare la conflittualità e le divisioni. Di fronte a un’emergenza così grave occorre fare ciò che l’Italia ha saputo compiere in uno dei momenti più drammatici della sua breve storia unitaria. Pensiamo all’immediato secondo dopoguerra. Tra le macerie della seconda guerra mondiale le forze politiche seppero trovare una straordinaria condivisione di valori e memorie comuni e scrissero la Carta costituzionale. Certo, al di là del rango delle personalità storiche (di tutto rispetto al di là delle condivisioni) di allora rispetto alle ridotta personalità del nostra attualità parlamentare, le differenze tra un De Gasperi e un Togliatti erano incomparabilmente più ampie e irriducibili di quelle che possiamo oggi rilevare tra gli estremi dello schieramento politico. Oggi, le differenze di programma, seppure rilevanti, non sono alternative ideologiche irriducibili come negli anni del dopoguerra erano irriducibili l’adesione atlantica e europeista di De Gasperi e l’opzione sovietica in politica estera e la transizione al socialismo in politica interna del partito comunista di Togliatti. Eppure insieme quei partiti e i loro leaders affrontarono le sfide più impellenti della ricostruzione facendo prevalere su tutto l’interesse nazionale. Oggi si deve fare allo stesso modo. Il Presidente Mattarella ha visto bene. Sapendo che l’emergenza in cui siamo è persino più pesante di quella che i nostri nonni dovettero affrontare in quegli anni. Il governo Draghi rappresenta un’occasione storica che non possiamo perdere. Perché la spendita del Recovey fund , sempre che vada in porto al livello europeo ( occorre l’assenso di tutti gli stati membri) necessita di unità nazionale. Raramente nella storia della Repubblica c’è stata una così chiara selezione meritocratica di personalità politiche e tecniche. Ci sono è vero alcuni squilibri nella rappresentanza di genere e soprattutto nella rappresentanza territoriale. Ma ciò che conta sono i risultati e gli obiettivi da conseguire. Si potranno poi compensare con le scelte successive che completeranno la compagine di governo. E’ una opportunità storica per spendere al meglio le risorse (molte a debito, non dimentichiamolo) che arriveranno dall’Europa e affrontare le conseguenze della pandemia tutt’altro che spenta. E’ un’occasione storica anche per fare finalmente un salto verso una democrazia evoluta e matura. Tra i paesi dell’Occidente democratico il nostro è tra i pochi in cui la dialettica politica si svolge da decenni nel clima di una guerra tra clan permanente. Gli avversari sono spesso rappresentati nella logica di un nemico insopportabile e pericoloso. Il più delle volte ricorrendo a rappresentazioni caricaturali che non solo fanno perdere all’intelligenza politica la presa con il reale, ma costituiscono l’alibi per progetti confusi e anche, alla fine, compromessi poco edificanti. A questa caricatura del reale contribuisce largamente una stampa tra le più grigie e mediocri del mondo democratico. Giornali e giornalisti che disinformano, che tramano lotte politiche, che partecipano da partiti al dibattito pubblico. Giornali e giornalisti troppo spesso incompetenti, incapaci di raccontare la verità del Paese. Funzionari di giornali troppo frequentemente nel pieno di colossali conflitti di interesse. Per non parlare dei nostri talk show; vere e proprie giostre della vanità e della chiacchera di superficie in cui raramente emerge qualcosa che aiuti questo paese a progredire nell’intelligenza di se stesso. Il governo Draghi è un governo di emergenza in una situazione eccezionale. Dobbiamo tutti augurarci che possa rimettere in cammino l’Italia. Deve impegnarsi su pochi ma qualificatissimi punti di programma, in primis l’emergenza pandemica e il buon utilizzo che si dovrà fare del recovery plan.Resta chiaro che presupposto essenziale – dirimente per le direttive europee- sarà attuare le riforme della pubblica amministrazione , giustizia e fisco. I partiti colgano l’occasione per interpretare nell’ottica del bene comune i legittimi interessi e il radicamento sociale che rappresentano. Colgano l’occasione per cambiare toni, linguaggi, stili di presenza e di confronto, protagonismi inutili e narcisismi vari. E’ sempre meno sopportabile il calcolo del continuo rilancio in avanti, dell’interminabile differenziarsi affacciati ai canali social come una malattia per prendere un po’ di luce mediatica e lucrare visibilità. L’Italia è stanca e stremata per tutto questo. Ma siamo nei termini per rimediare e pianificare il buon uso della risorse del recovey plan. Speriamo che questo governo, così tenacemente voluto dal Presidente Mattarella, che bene ha fatto, riesca a esprimere il meglio che questo Paese riesce ad offrire soprattutto purtroppo nelle condizioni di pericolo e di estrema emergenza. Febbraio 2021

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