Politiche Sociali sulla Famiglia

contesto storico

I

Le politiche sociali familiari per essere mirate e aderenti ai bisogni non possono prescindere dalla conoscenza del tema della famiglia sul piano storico, sociale e della evoluzione delle  dinamiche economiche. 

Affrontare il tema delle politiche sociali nell’ambito familiare presuppone  la messa a fuoco di quali debbano essere le forme di intervento e i criteri di distribuzione delle risorse pubbliche. Come  debbano essere affrontate le problematiche non esistendo una categoria di famiglia uguale a se stessa. Né è univoca la sua definizione perché diversa è l’angolatura da cui la famiglia può essere  osservata. Certo però è che, al netto da ogni definizione giuridica,  la famiglia rimane centrale  sul  piano umano e sociale  come il  luogo ove si realizza la nostra esistenza. 

Centralità della famiglia e sua mutevolezza. Le politiche sulla famiglia mutano a seconda delle tradizioni, dei modelli sociali, dei coefficienti valoriali, del ruolo assunto dalla famiglia in un determinato contesto storico.  Le misure di intervento possono rivolgersi alla famiglia con figli, oppure alla famiglia incentrata sulla coppia a prescindere dai figli, oppure ad altre forme di convivenza che tengano conto ad esempio della natalità e dell’invecchiamento della popolazione. 

Sotto il profilo della assistenza alle politiche familiari, storicamente almeno in Italia l’assegno per nucleo familiare ha rappresentato lo strumento di intervento sociale per contrastare la povertà nelle famiglie con figli. Si è trattato non di un assegno universale ma destinato a talune categorie di famiglie a basso reddito. 

Solo nel 2021 con l’assegno unico è stato introdotto uno strumento di portata più vasta. 

All’assegno per nucleo familiare sono state accompagnate altre prestazioni collaterali come l’assegno di maternità, le misure per la natalità, il congedo di maternità esteso anche al padre nel 2012.  Oltre alle misure di tipo indiretto a tutela delle famiglie come i trattamenti fiscali, in particolare   le agevolazioni per i figli a carico.

L’intervento pubblico nella famiglia è sempre più cresciuto man mano che si è sviluppato lo stato sociale sia in Italia che in Europa.

II

Viviamo oggi un periodo di profondi processi che hanno mutato il volto di quello che era la famiglia all’epoca della nascita dello stato moderno. La costruzione dello Stato conseguente all’illuminismo, vede un  modello incentrato sul sistema  di capofamiglia, ove il rapporto tra uomo e donna è disuguale e rispecchia l’idea della società costruita tra classi sociali contrapposte. 

La società che nasce dopo l’abbattimento della aristocrazia è dominata dall’ ideale degli individui uguali davanti alla legge senza alcun privilegio dell’uno sull’altro. Trattasi però di una uguaglianza solo formale. Nella sostanza la società  rimane connotata dalla contrapposizione  tra due grandi classi sociali. La borghesia e il proletariato. Dalla divisione del lavoro. Da qui ne è scaturita la differenziazione di mansioni; se tutti gli individui sono uguali nella forma di fatto non lo sono. E’ una disuguaglianza che si è manifestata anche nel rapporto tra uomo e donna , ove all’uomo veniva attribuito il compito di guidare la famiglia che si trasforma e diviene nucleare e alla donna il compito  di curare la casa e i figli.  

Le politiche sociali di quel tempo sono calibrate in funzione di questa divisione di ruoli, divisione del tutto  aderente al modello industriale  che si delinea. Il Codice Pisanelli del 1865 che richiama il codice napoleonico e poi i codici del ventennio fascista  del 1930 e quello civile del 1942 Codice Rocco traducono in diritto l’istituzione della struttura gerarchica della famiglia,  della  patria potestas e dell’autorizzazione maritale.

III

I mutamenti sociali

Oggi questo modello di famiglia nucleare è superato. Anche grazie alle varie riforme che si sono susseguite in Italia pur lentamente e con tutti i ritardi (il divorzio del  1970 e del 2015, la riforma del diritto di famiglia del 1975, la legge sull’affidamento condiviso del 2006, la cancellazione sulla discriminazione tra figli legittimi e naturali del 2013, la regolamentazione delle unioni civili del 2016). 

E’ caduto il modello industriale fondato sulla rigorosa divisione dei ruoli. Si è trasformata  anche la sequenza di formazione della famiglia. Prima i rapporti sessuali dovevano essere successivi al matrimonio come anche la procreazione. Oggi lo scenario è diverso: i rapporti sessuali avvengono prima, la convivenza avviene prima del matrimonio, anche il figlio nasce prima del matrimonio  che è diventato un semplice  formale rito di conferma. 

Le politiche sociali devono tener conto della compresenza  di uomini e donne nel mercato del lavoro e di una serie di trasformazioni sociali ed economiche. 

Al modello di famiglia fondato sul matrimonio si accompagna quello fondato su altre forme di convivenze, non solo sulla generazione biologica. Oppure i figli possono avere più famiglie. Si vivono esperienze di famiglie ricomposte. Di persona sola con figli, di unione civile o di convivenza,  di famiglia affidataria.

Vi è stata una svolta epocale. Un cambio di paradigma radicale, una trasformazione dei rapporti sociali e umani.Le politiche sociali hanno dovuto ricalibrarsi rispetto a questi mutamenti. L’immissione nel mercato del lavoro è resa difficile e lenta. La mancanza di certezza per il futuro porta a non avere figli, c’è bisogno di sicurezza e stabilità e  molte donne sono indotte a spostare in avanti l’età della maternità con tutto ciò che questo comporta in termini di problemi nella capacità di procreare.

Ma è anche  una società, quella attuale, ove le relazioni sono vissute al presente, crescono la difficoltà a contrarre legami, generare alleanze stabili, coltivare fedeltà. E’ presente una fragilità dei rapporti di coppia. Uno stare insieme sempre più vicino alle forme  del tempo determinato.

Tanti sono i problemi che emergono  per  prendere decisioni in termini di costruzione di famiglia e di procreazione.

IV

Le politiche sociali familiari  

  normativa di riferimento

Se guardiamo alla normativa vigente e prendiamo a riferimento la Costituzione non vi è un riferimento espresso  a quali debbano essere le politiche di assistenza sociale nella famiglia.

Dell’ assistenza sociale si fa richiamo nel titolo III che è dedicato ai rapporti economici. In particolare  nell’art. 38 della Cost.  secondo cui “ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale”. Il richiamo è più che altro incidentale  e incentrato sulla questione economica  della tutela di una categoria ristretta di soggetti e di chi  si può  trovare in una condizione  di particolare fragilità in quanto inabile allo svolgimento di una attività economica e da cui insorge “il diritto sociale” a richiedere il mantenimento e azioni e misure di supporto sociale. 

La questione ha origine politica e storica.

I costituenti non si trovarono concordi nel tipo di intervento da attuare nell’ambito delle questioni familiari. Per alcuni -per esempio- si trattava di un tema da demandare al diritto privato.  Per altri l’interferenza dello stato nella famiglia doveva essere soggetta a rigorosi limiti. Il punto di incontro dei Costituenti, nelle loro diverse vedute di differenti modelli di costruzione sociale fu che il tema delle politica di assistenza sociale dovesse essere affrontato dentro il quadro delineato della famiglia. Non però qualsiasi famiglia, ma la famiglia  fondata sul matrimonio che è mezzo per una assunzione di responsabilità pubblica. (peraltro non è superfluo ricordare che solo per pochi voti dei Costituenti il matrimonio non fu dichiarato indissolubile) “La Repubblica italiana protegge la famiglia come società fondata sul matrimonio” (art. 29 Cost.). Un principio nato da tradizioni che consideravano peccaminosa la convivenza tra uomo e donna e da politiche che in quel tempo seguivano le visioni cattoliche ( in una visione condivisa da democristiani e comunisti, sia La Pira, Moro, Nilde Iotti che Togliatti).

E’ prevalso nell’animo della maggioranza dei Costituenti l’interesse superiore della famiglia agganciato alla concezione cattolica del matrimonio, seppur ordinato ad una nuova visione rispetto alla logica del passato, della “ uguaglianza  morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti  dalla legge a garanzia dell’unità familiare”.

L’interpretazione costituzionalmente orientata ai mutamenti sociali ha aperto ad altre forme di unione o convivenza (ove è assente il matrimonio) le quali sono inquadrabili nell’ambito delle formazioni sociali ove si svolge la personalità dell’individuo, riconosciute e debitamente tutelate dal fondamentale articolo 2 e 3 della Costituzione.

Per la Costituzione, punto nevralgico della regolamentazione delle politiche familiari, è il principio di uguaglianza  tra i sessi “la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore”, e quello dell’occupazione delle donne “ l’occupazione delle donne non deve interferire con l’adempimento della loro essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione” (art. 37 Cost.);  il dovere dello Stato di intervenire  per sostenere la famiglia tramite azioni e provvidenze economiche: “la Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo” (art. 31 Cost.).

La modifica del Titolo V della Costituzione dedicato all’ordinamento istituzionale non ha inciso su questa impostazione. Le politiche sociali nella famiglia non trovano un esplicito richiamo. Sebbene manchi un esplicito richiamo tuttavia la Costituzione negli artt.  2 e 3 offre  dei fondamenti culturali forti  per attuare una politica  familiare improntata ai principi di solidarietà e al dovere dello Stato di intervenire per rimuovere le disuguaglianze nell’ambito familiare.    

La materia delle politiche sociali familiari è demandata alla legislazione ordinaria che prevede la suddivisione di competenze tra Stato, Regioni e Comuni a cui si aggiungono gli interventi dell’Unione Europea.

Le prestazioni a favore della famiglia di tipo assicurativo come le pensioni, i sussidi di disoccupazione e assegni familiari sono di competenza dello Stato centrale. Non sempre la  centralizzazione delle competenze ha prodotto risultati negativi, per esempio nel caso in questione  ha determinato  un insieme di prestazioni uniformi su tutto il territorio nazionale. 

L’entrata in vigore della Legge 328/2000 ha contribuito a segnare una linea di intervento differente nei servizi sociali e nella famiglia. 

La legge 328/2000 è l’evoluzione di un percorso che parte da lontano. Già con  il D.P.R. 616 del 1977 si realizzò il decentramento delle funzioni amministrative e in particolare si attribuirono ai Comuni diverse funzioni di organizzazione dei servizi sociali. Ulteriori innovazioni vennero introdotte con la legge Bassanini del 1997 n° 59 che introdusse il principio di sussidiarietà in base al quale le decisioni devono essere prese dall’organo di governo più vicino ai cittadini e cioè da quello che è maggiormente in grado di interpretare i bisogni e le risorse della comunità territoriale di riferimento. 

La legge 328/200 ha sviluppato il modello organizzativo istituzionale incentrato su una visione di assistenza intesa più che come “necessità” come protezione sociale attiva e luogo di esercizio della cittadinanza. Ove ai comuni è attribuita la titolarità delle funzioni amministrative riguardanti i servizi sociali in un contesto di collaborazione tra pubblico e privato. Questo quadro di ridefinizione del rapporto Stato-Regioni- Enti locali è stato completato con la Riforma del Titolo V della Costituzione (L. 3 del 2001). Con la Riforma del 2001 l’assistenza sociale (quindi l’intervento a favore della famiglia) è stata demandata alla competenza legislativa delle regioni ad esclusione dei livelli essenziali delle prestazioni che devono essere garantiti per l’intero territorio nazionale. 

L’assegnazione della competenza esclusiva dell’assistenza sociale alle regioni (e competenza concorrente per la sanità) se da un lato ha agevolato  la maggiore autonomia degli enti locali, dall’altro  ha fatto registrare delle criticità. Si è registrato ad esempio un incremento del divario tra i comuni appartenenti alle regioni del nord e del sud. Anche in questi ultimi anni la spesa media pro capite è nell’intervallo tra 108 euro e 173 euro nei comuni  appartenenti alle regioni  del nord , mentre le regioni del sud la media è compresa nel range tra 22 euro e 73 euro. 

Le regioni del sud  spendono meno in interventi sociali sebbene registrino  una maggior incidenza di povertà. 

Nelle regioni povere del sud la spesa sociale è  due o tre volte inferiore rispetto alle regioni dove l’incidenza della povertà è più bassa. Sotto questo profilo la Sardegna fa eccezione, perché registra una spesa sociale di 243 euro che è tra le più alte insieme al Trentino Alto Adige e al Friuli Venezia Giulia.

Di fatto, sul piano della politica sociale vi sono delle eclatanti incongruenze dovute  ad processo di devoluzione delle competenze evidentemente  da correggere con correttivi e accorgimenti. Al fine di colmare i divari esistenti, diviene dirimente potenziare il quadro nazionale di riferimento, affinché questo sia più organico e fissi principi indisponibilifinalizzati ad attenuare il divario e il gap con interventi mirati di compensazione e riperequazione. Il rischio altrimenti è una ulteriore frammentazione nei diritti sociali e civili fondamentali tra le regioni  e gli enti locali.

V

La politica sociale sulla Famiglia in Italia 

In Italia è mancata una politica della famiglia unitaria e organica. 

L’assegno familiare ha rappresentato la prestazione monetaria principale per combattere la povertà nelle famiglie, a cui si sono aggiunti altre prestazioni come i premi matrimoniali per le famiglie numerose. 

Si è voluto attribuire importanza alle prestazioni sui contributi e sulle pensioni ma si è trascurato l’intervento a tutela dei problemi delle famiglie con figli, dei problemi legati alle politiche abitative,  alla povertà, alla disabilità, alle cure familiari. 

Come spesa sociale l’Italia si colloca  nella media dei paesi europei. Se però si guarda il dato riferito  alle misure di protezione contro tutti i rischi sociali riguardante la povertà o la salute (dati eurostat del 2020/2021) l’Italia rispetto agli altri paesi dell’Unione si colloca sotto la media.

Se l’Italia sul versante delle pensioni ha garantito una protezione  sociale con  standard sopra la media europea, per quanto concerne le  misure protettive del sociale (e la salute) l’Italia registra cifre non adeguate. Per esempio, la spesa pro capite a sostegno dell’abitazione in Italia in questi ultimi anni (al 2020) era di soli 9 euro, mentre nell’Unione Europea era di 115 euro. Sulla disabilità  era di 471 euro ben al di sotto della media europea, di Francia, Germania, Svezia Regno Unito. La spesa pubblica pro capite per famiglie con minorenni era di 332 euro, mentre in Germania era di euro 1.347,00, in Svezia 1.075 euro, in Francia 782,00 euro,  in Polonia 775,00 euro. Se prendiamo in considerazione le spese in salute al 2019/2020 l’Italia registra   1.914  euro pro capite  contro  i 4.159  della Germania,  i 3.036 della Francia i 2.764 della Svezia,  i 2.553 del Regno Unito.

VI

Degno di nota è il fatto che il trend in Italia  sta cambiando seppur lentamente. 

Alcune politiche  che sono state attivate sono da reputarsi apprezzabili. L’introduzione  del reddito di cittadinanza, pur con le tante criticità, i problemi di attuazione, la complessità burocratica, la necessità di introdurre dei correttivi  importanti su modalità attuazione e destinatari,  ha in parte aiutato a correggere il divario tra le regioni in termini di povertà, laddove i percettori del beneficio  sono fortemente concentrati nel mezzogiorno.

VII

I problemi da affrontare

Oggi  le politiche sociali devono fronteggiare due importanti fenomeni:

1.il contrasto alla disuguaglianza presente nelle famiglie, soprattutto quando vi sono minori. La disuguaglianza non è solo degli adulti. La povertà parte dall’infanzia e accompagna il minore nella crescita ed è per questo che occorre intervenire sui minori. E’questa la fase ove si consolida il discrimine  sociale. Trattasi di una disuguaglianza complessa perché composta da tante componenti: dal reddito, dalla istruzione, da elementi sociali, territoriali, di  cittadinanza. 

L’Italia è uno dei paesi occidentali ove la disuguaglianza è più forte in termini di istruzione, competenze cognitive.  L’Italia ha un tasso di povertà minorile alto (tra gli Stati membri). Per valutare il grado di povertà si fa riferimento al valore monetario necessario per vivere, facendo riferimento ai mezzi necessari,  ai prezzi correnti, al paniere di beni e servizi considerati essenziali per ciascuna famiglia, definita in base all’età dei componenti, alla ripartizione geografica e alla tipologia del comune di residenza. Una famiglia è assolutamente povera se sostiene una spesa mensile per consumi pari o inferiore a tale valore monetario.

Il 9,4%, ovvero circa 5,6 milioni  è la percentuale di famiglie che si trovano in povertà assoluta nel mezzogiorno, ( nel nord  è il 7,6%, 5,4% al centro). Il 13,5% (ovvero 1,3 milioni i bambini in povertà assoluta). Il 29,3% è la percentuale di povertà assoluta tra stranieri residenti ( Dati eurostat).

Il rischio di povertà è maggior nelle famiglie numerose ( incidenza 9% con 1 figlio e 22,7% da tre in su), nelle famiglie con un solo genitore, nelle grandi città, nelle famiglie monoreddito, nelle famiglie di stranieri. 

Il sistema formativo, l’accesso ai  beni pubblici  per l’infanzia  e l’adolescenza  non sono sufficienti a contrastare la disuguaglianza.

Si deve inoltre registrare l’insufficienza del supporto nella prevenzione e dell’accompagnamento alla crescita  sotto il profilo sanitario. Si pensi solo alla assegnazione del pediatra. Sebbene ogni bambino alla nascita abbia diritto ad avere un pediatra, di fatto non ci sono pediatri  e quelli  operativi sono sovracaricati di lavoro, accade  allora che il 30% dei bimbi non hanno pediatra con tutto ciò che ne consegue in termini di insufficienza nella prevenzione.

2. Il fenomeno demografico e della decrescita della natalità.

Nella classifica europea l’Italia è tra le ultime. Si fanno meno figli e sempre più tardi nell’età. Con 7 nuovi nati  ogni 1000 residenti a fronte della media europea che è di 9.5 nati ogni mille residenti. 2,5 in meno.

In Sardegna il tasso di natalità è ancora più basso.  5,2 nati ogni mille abitanti. In linea generale al calo ha certamente contribuito  l’evento pandemico ma  anche la difficoltà economica, la meno solida posizione nel mercato del lavoro, le maggiori difficoltà a conciliare lavoro e cura dei figli.

La denatalità è seguita anche nel 2021. Anche il numero medio di figli per donna scende nel 2020 a 1,24 per il complesso delle residenti, da 1,44 negli anni 2008-2010, anni di massimo relativo della fecondità̀. A diminuire sono state anche le nascite all’interno del matrimonio, pari a 259.823 nel 2020, quasi 20 mila in meno rispetto al 2019 ( dati eurostat).

La natalità in Italia ha ormai un andamento decrescente: all’inizio del ‘900 nascevano più di un milione di bambini l’anno. Al 2019  sono nati 420mila bambini, segnando un -160mila rispetto al 2008 e meno della metà rispetto a quelli che nascevano negli anni ‘60.  Sulla base di dati provenienti dalla società italiana di pediatria la diminuzione è dovuta a un calo di natalità nelle donne italiane che è stato in parte compensato dalla nascita di bambini da genitori stranieri. Preme rilevare inoltre che  sulla mortalità infantile vi è  un incidenza  maggiore proprio nei figli dei genitori stranieri, che hanno il rischio in più di morire nel primo anno di vita ( De Curtis e Simeoni 2021, Italian Journal of Pediatrics Pediatric interregional healthcare mobility in Italy).

Sebbene in Italia vi sia un tasso di mortalità infantile relativamente basso rispetto agli altri paesi UE, si registra un divario di mortalità tra regioni del nord e del sud. Un bambino residente nel Mezzogiorno ha un rischio del 50% in più di morire nel primo anno di vita rispetto ad uno che nasce nelle regioni del Nord ( studio in pubblicazione sulla rivista Pediatria, presentato in conferenza stampa della Società Italiana di Pediatria (Sip).

VIII

Misure  nazionali sulla Famiglia

In questi ultimi anni vi è stato un mutamento di entità della spesa sociale a tutela della famiglia. 

Prima con il reddito di inclusione e il reddito di cittadinanza. Al riguardo rimangono molte criticità  in quanto questa misura deve essere corretta e ricalibrata più in funzione del processo lavorativo e produttivo. 

Successivamente si è intervenuti con l’introduzione dell’assegno unico.

L’assegno unico tende  a rendere più uniforme la legislazione in materia di assistenza sociale in favore delle famiglie. Trattasi di misura che si pone come obiettivo quello di favorire la natalità, la genitorialità, l’occupazione femminile, il sostegno ai figli. 

L’assegno unico  può essere importante perché semplifica il sistema di trasferimento in vigore prima. E’ una misura che si finanzia attraverso la soppressione delle precedenti  misure che erano:

  1. assegno ai nuclei familiari con almeno tre figlio minori;
  2. assegno di natalità (bonus bebè);
  3. premio alla nascita;
  4. assegno per il nucleo familiare (anf).

Il Governo prima spendeva 11,6 miliardi euro, (tra detrazione e assegno) oltre  a 1,3 miliardi per assegni natalità, 0,4 miliardi per nuclei. Ora la spesa sale a circa 20 miliardi e destinatari dell’assegno unico sono :

  1. figli minorenni a carico;
  2. figli maggiorenni a carico a condizione che:
  3. età al più pari a 21 anni;
  4. impegnati in un percorso di formazione scolastica o professionale, un corso di laurea, tirocinio, attività lavorativa limitata o scarsamente retribuita o nel servizio civico universale;
  5. per figli disabili a carico si può andare oltre i 21 anni.

Gli importi sono composti da quota fissa e quota variabile.

Quota fissa: 600 euro annui minore  e 300 maggiorenne;

Quota variabile: 1500,00 max per minore e 720 per maggiorenne, fino a isee di 15.000,00 . Dopo i 15.000 la quota variabile inizia a decrescere. Fino ad arrivare a zero con un reddito di 40.000,00. A quel punto rimane solo la quota fissa. Oltre a maggiorazione  varia per ciascun figlio, con un potenziale di 7,6 milioni di famiglie composte da un solo minore o due .

L’assegno unico è uno strumento importante. Ma certo non è  la soluzione perché serve un approccio integrato e strutturale  di contrasto alla povertà soprattutto minorile nelle famiglie.

Con la Legge del 7 aprile 2022, n. 32  il Parlamento ha dato delega al Governo ( riforma Family act) per il sostegno e la valorizzazione della famiglia. Con questa riforma si vuole potenziare il sistema del Walfare. Oltre alla l’introduzione dell’assegno unico e universale, si delega il governo ad intervenire  per la revisione dei congedi parentali e il sostegno ai percorsi educativi dei figli, la sicurezza lavorativa, anche attraverso le misure di sostegno alla lavoro femminile. L’obiettivo è favorire la natalità e attuare politiche di sostegno alle famiglie per  venire incontro alla organizzazione familiare alle difficoltà a conciliare lavoro e famiglia.  

La legge guarda  con favore a potenziare i servizi educativi dei nidi e per l’infanzia ove al momento i posti sono  insufficienti. La quota di copertura dei nidi  è del 27% contro un target del 33%; in Italia siamo in sofferenza, i servizi sono bassi,  esistono divari territoriali; i nidi sono utili perché consentono la cura dei bambini, sono luogo di socializzazione ma di  educazione.

Le strutture per l’infanzia sono strumento di pari opportunità tra le donne, perché  liberano le madri che altrimenti  non riuscirebbero a conciliare il lavoro con la cura dei figli; il 30% le madri non cerca lavoro perché non può farlo in assenza di strumenti di supporto. 

Sono previste inoltre a titolo di esempio:

– agevolazioni fiscali per le spese sostenute per i servizi domestici o di assistenza ai familiari con deficit di autonomia assunti con contratto  di lavoro subordinato;

– calibrazione graduale della retribuzione  in base ai giorni di astensione per malattia dei figli; 

– misure premiali per il datore di lavoro in caso di lavoro flessibile,  lavoro agile, telelavoro;

– agevolazioni fiscali per le giovani  coppie per la locazione dell’abitazione principale;

– detrazioni fiscali  per spese sostenute per acquistare libri universitari per figli a carico.

Con il PNRR si prevedono circa euro 4.6 miliardi  per  investire su 228.000 posti aggiuntivi per servizi all’infanzia ed euro  900.000 milioni di spese per il funzionamento. Tra le Missioni più significative, nella dimensione familiare, merita evidenziare le seguenti: 

la Missione 4  del PNRR che mira a rafforzare le condizioni per lo sviluppo di un’economia ad alta intensità di conoscenza, di competitività̀ e di resilienza, partendo dal riconoscimento delle criticità̀ del sistema di istruzione, formazione e ricerca. Con la missione 4 l’obiettivo è investire sui servizi di istruzione e formazione; 

la Missione 5 del PNRR punta a potenziare il lavoro femminile sostegno e  contrastare le discriminazioni di genere, per la crescita delle prospettive occupazionali dei giovani, di riequilibrio territoriale e sviluppo del Mezzogiorno e delle aree interne. Attraverso il riconoscimento del valore sociale dell’attività di cura, si vuole raggiungere il duplice obiettivo di alleggerire i carichi di cura tradizionalmente gestiti nella sfera familiare dalle donne e di stimolare una loro maggiore partecipazione al mercato del lavoro. 

IX

Interventi  locali per la famiglia

  Comune di Sassari

2021 /2022

In materia di politiche sociali sulla famiglia il Comune di Sassari interviene con le principali seguenti azioni:

1. Servizi Educativi per l’infanzia: il Comune di Sassari interviene a favore delle famiglie  e mette a disposizione 8 asili nido comunali per un totale di posti pari a 410. A queste 8 strutture, si aggiungono  le strutture convenzionate che sono 19 e occupano 179 posti per bambini.

L’indice di copertura dei posti nei nidi del Comune di Sassari raggiunge il 38%, dato che colloca il Comune al di sopra della media nazionale ( del 27%)  ed europea (del 33%)  rispetto alle domande di accesso ai servizi.

Per gestire 8 strutture il Comune affronta una spesa di oltre 3.600.000 euro. Ma è solo di 560.000 euro il ricavo che proviene dalle rette. Si registra pertanto una percentuale di costo di copertura pari al 15.20%. Il resto è coperto da risorse pubbliche.

Sulle strutture accreditate il costo copertura   sale  al 36,90%, ciò significa  che i costi sostenuti ( in caso di gestione interna sono superiori rispetto all’accreditamento.

Con l’utilizzo dei fondi PNRR è prevista la realizzazione di due centri polifunzionali, con asilo nido e scuola per l’infanzia, da realizzare il primo in via Cicu al centro storico. L’intervento consisterà nella demolizione e ricostruzione della struttura esistente. Il secondo sarà realizzato al Monte Rosello  in via Quasimodo, con 950 metri quadrati da recuperare e ristrutturare integralmente. 

Si tratta di un costo complessivo previsto di circa 6 milioni di euro.

2.Interviene per prevenire l’istituzionalizzazione (Programma P.I.P.P.I). Si tratta   progetti con le scuole e attività di ricerca e sperimentazione con le famiglie. Lo scopo è di dare risposta ai bisogni di sviluppo dei bambini anche quando si trovano a fronteggiare situazioni problematiche e di vulnerabilità psico-sociale al fine di ridurre il rischio di allontanamento dei bambini dal nucleo familiare d’origine;

3. Servizi di Educativa Territoriale (SET) che hanno come finalità principale il sostegno alla famiglia per supportare le capacità genitoriali e rafforzare la funzione educativa degli adulti e il supporto dei minori per favorire il loro processo di crescita e il superamento di condizioni di svantaggio socio-educativo, relazionale e culturale;

4. Spazio Neutro: è un Servizio per le famiglie, un luogo e un tempo dove esercitare il diritto di visita, uno spazio protetto per la relazione con il bambino e un ambiente   esterno alle vicende conflittuali. Spazio Neutro favorisce,  facilita e sostiene la relazione figli e genitori in seguito a separazioni, divorzi  conflittuali, affido e altre vicende di grave e profonda crisi familiare. Il destinatario principale, è il bambino ed il suo diritto a mantenere una buona relazione con entrambi i genitori. Nell’ambito del servizio il Comune di Sassari collabora con le Autorità Giudiziali (Tribunale per I Minorenni, Tribunale Civile e Tribunale Penale), Avvocati, ASL (Consultori, UONPIA,CSM, etc.), Servizi Sociali dei Comuni.

5.Centri In Rete (CIR), finanziato con circa 608 mila euro dal Fondo Nazionale delle Politiche Sociali (FNPS) 2020 a favore dell’Ambito PLUS di Sassari. Anche questo guarda alle famiglie e figli  in un’ottica di promozione del benessere e di prevenzione del disagio. Vengono offerti servizi di vario tipo: supporto allo studio, attività di socializzazione, laboratori di animazione e di socializzazione al lavoro, educativa di strada e sportello di ascolto psicologico anche al fine di sviluppare le capacità genitoriali. L’utenza destinataria è composta da ragazze e ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 18 anni, residenti all’ambito Plus di Sassari Porto Torres, Sorso e Stintino.

 6.“Centro Aurora”, (istituito nel 2000), che ha la funzione di proteggere le donne quando in ambito familiare hanno subito violenza o discriminazione. 

Il Centro si articola nelle seguenti funzioni:

  • svolge un ruolo di supporto alle vittime, attraverso il Centro Anti-violenza attraverso la consulenza psicologica e sociale;
  • mette a disposizione la Casa di accoglienza “Aurora”, struttura che ospita temporaneamente donne con o senza figli minori in situazioni di necessità legate a violenza fisica, sessuale o psicologica garantendo segretezza e anonimato in un ambiente sicuro e solidale.

7.Voucher per lo sport per euro 105.500 una misura economica inserita nel Piano di attuazione Locale degli interventi a contrasto della Povertà, dunque destinata ai percettori del reddito di cittadinanza. I voucher sono prioritariamente destinati ai minori in età scolare compresa tra i 6 e i 14 anni individuati dalle équipe professionali dell’Ambito Plus, fra coloro che necessitano di un intervento di inclusione attiva a valenza socio-educativa e ricreativa.

8.fondi PNRR ha acquisito risorse per € 2.845.000,00 che serviranno per rinforzare anche  i servizi sociali domiciliari in favore delle famiglie e garantire la dimissione anticipata assistita e prevenire l’ospedalizzazione, percorsi di autonomia per persone con disabilità; servizi di accoglienza notturna, ristorazione, mediazione culturale, supporto alla vita quotidiana, consulenza, orientamento al lavoro;

9.sono stati predisposti ben 2093 Piani personalizzati nell’ambito della Legge nazionale 162/98 in favore di persone con grave disabilità con un investimento di risorse pari ad € 6.500.000,00;

10.Ritornare a Casa Plus, con gestione di progetti destinati alle disabilità gravissime, sono stati attivati  circa 200  piani di intervento con un investimento di risorse pari ad € 3.645.00,00;

11. si sono svolte con continuità le azioni progettuali a favore di persone non autosufficienti e disabili attraverso le iniziative finanziate dal progetto INPDAP “Home Care Premium” e la sperimentazione di misure di prevenzione in favore degli anziani fragili che interessano circa 400 nuclei familiari;

12.  svolge il servizio di assistenza domiciliare (SAD) che è rivolto a persone che necessitano, a causa della condizione di parziale o totale non autosufficienza, di supporto nello svolgimento delle attività quotidiane con la finalità di consentire la permanenza nel proprio domicilio, attraverso il miglioramento delle condizioni di vita e di relazione e il mantenimento e sviluppo delle capacità residue.

13. Progetto Includis 2021 “ReciprocaMente” per la promozione dell’inclusione socio-lavorativa delle persone in condizioni di disabilità mentale, intellettiva, fisica e sensoriale. Parte integrante del progetto è la realizzazione di 69 tirocini finalizzati all’inclusione sociale, all’autonomia e alla riabilitazione delle persone disabili presso le ditte del territorio che hanno aderito all’iniziativa proponendosi come soggetti ospitanti. Il finanziamento ammonta ad € 690.000,00 .

14.Contributi per l’affitto: il Comune di Sassari sostiene le famiglie  che in caso di condizioni economiche disagiate possono chiedere un contributo al pagamento del  canone di locazione per un’abitazione privata (liquidati a giugno 2022 € 2.031.097,72).

15. Distribuzione dei buoni spesa: per venire incontro alle esigenze indifferibili dei nuclei familiari in difficoltà a causa dell’emergenza  della pandemia, il Comune ha attivato la distribuzione dei buoni spesa da utilizzare per l’acquisto di generi alimentari (D.L. n. 154 del 23.11.2020 emanato dal Governo). Le attività realizzate hanno consentito di utilizzare l’intero budget a disposizione del Comune di Sassari pari a €  821.523.79,00 distribuiti su un totale di 2314 nuclei familiari beneficiari.

16.Sono stati erogati dei fondi regionali (l’art. 17 della LR 23 luglio 2020, n. 22) per incentivare i matrimoni e le unioni civili delle coppie sarde unitesi entro il 30 giugno 2021 con riti celebrati nel territorio della Regione, con un contributo massimo di euro 4.000 per cerimonia. (Per la realizzazione del programma è stato assegnato un finanziamento di € 196.920,84 per il 2020 e di € 98.460,42 per il 2022).

17.bonus a favore delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti nei servizi scolastici di istruzione degli studenti con disabilità e in situazioni di svantaggio. 

18.  gestisce il Reddito di cittadinanza e al riguardo ha attivato i Progetti Utili alla Collettività (PUC) per i percettori del Reddito di Cittadinanza oltre al Reddito di inclusione Sociale  ReIS. Quest’ultima la misura regionale di contrasto alla povertà che prevede un sostegno per le famiglie che vivono una situazione di difficoltà economica a favore di n° 603 nuclei familiari. Per l’erogazione dei contributi alle 603 famiglie beneficiarie, per 6 mensilità, sono stati stanziati dalla Regione Sardegna 1.067.000 euro mentre per gli interventi di inclusione/dote educativa sono stati programmati circa  900 mila euro.

Sassari, ottobre 2022 

Gianfranco Meazza

Bibliografia:

– assegno Unico: https://www.governo.it/it/media/inps-assegno-unico-e-universale-i-figli-carico-crescere-un-figlio-la-sfida-pi-bella-noi-la;

– Trattato di diritto di famiglia, Utet 2022;

– diritto di famiglia, Auletta, Giappichelli 2020;

– lavori preparatori Costituente, 1947: http://legislature.camera.it/chiosco.asp?cp=1&content=altre_sezioni/assemblea_costituente/composizione/costituenti/framedeputato.asp?Deputato=1d3140&position=Assemblea%20Costituente\Progetto%20di%20Costituzione;

– la società dell’incertezza, Zygmunt Bauman, 1999;

– manuale diritto amministrativo, Caringella, 2016;

– la povertà in Italia, Saraceno, Mulino, 2020;

– l’Italia riparte il Pnnr per le famiglie; (Formez , Ministero per la Pubblica Amministrazione);

-Atlante sanitario della Sardegna, Regione Autonoma della Sardegna ( 2020).

-elaborazioni openpolis, aggiornamento al 2022, www.openpolis.it, povertà assoluta;

-economia della Sardegna, rapporto 2022, Crenos, Centro Ricerche Economiche nord sud;

-schema di piano nazionale per la famiglia, Osservatorio Nazionale sulla famiglia maggio 2022;

– dati eurostat, in materia di famiglia;

– Bambini e Questione Meridionale, Società italiana pediatria, 2021, Mario De Curtis;

– i Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia 12° rapporto di aggiornamento, maggio 2022;
– interventi per la famiglia Comune di Sassari: https://www.comune.sassari.it/it/servizi/salute/