Il labirinto e le ali:

La lezione americana all’Unione Europea

https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/10/11/trump-e-in-vigore-una-tregua-energetica-tra-mosca-e-kiev.-zelensky-non_2822374d-dfd0-4b0b-9768-eb9f9b6f6578.html

(Foto tratta da articolo Ansa)

La scelta di Donald Trump di stringere un accordo con la Russia è il compimento di un calcolo preciso. In questa mossa Trump- che in fondo non fa altro che proseguire ciò che l’amministrazione Biden aveva iniziato, agisce con un’astuzia più incisiva dello stesso Biden nella tutela esclusiva degli interessi statunitensi. Ciò che prima Washington finanziava in modo diretto, oggi, viene scaricato sulle spalle dell’Unione Europea.

Come nel mito di Dedalo chi progetta una trappola sa di non poterne uscire camminando, e per questo si costruisce delle ali.

Negli ultimi anni, sotto la spinta americana, l’Unione Europea è stata spinta dentro un intricato labirinto fatto di sanzioni, forniture militari e blocchi energetici. Il Vecchio Continente ha reciso i legami vitali che ne alimentavano le industrie, chiuso i gasdotti e interrompendo flussi commerciali. Ha così indossato l’elmo, trasformandosi nel banchiere e nell’armeria di una linea del fronte che non le appartiene, ma che le è stata cucita addosso.

Ma tutto questo: cui prodest?

Mentre l’Unione Europea si addentra nei corridoi del conflitto, misurandosi con l’inflazione e il declino industriale, l’architetto del labirinto ha preparato la via di fuga. Giunti al culmine dello sforzo europeo, con il rivale russo logorato a sufficienza per gli scopi di Washington, il copione è mutato. Le dichiarazioni d’oltreoceano si sono fatte caute; la leadership di Kiev è stata ridimensionata, smentita a mezza voce e spinta verso compromessi che fino a ieri apparivano impronunciabili.

A questo punto si compie il volo di Dedalo.

L’Unione Europea, questo organismo sui generis di Stato – non Stato,  resta ferma al proprio dogma sanzionatorio, paralizzata dal divieto di acquistare idrocarburi.

L’egemone atlantico, al contrario, vola via e scavalca i muri che lui stesso aveva eretto per gli alleati. Svincolato da vincoli morali e materiali, riapre i canali: tollera le triangolazioni commerciali, permette al gas russo di trovare nuove rotte e lo rivende, liquefatto e a peso d’oro, a quell’Europa che vi aveva rinunciato in nome dei principi.  

Questa mossa ribadisce una lezione antica: gli Stati non si muovono per lealtà o vincoli morali, ma operano per massimizzare il proprio potere e la propria sicurezza. Il sovrano non combatte mai battaglie da cui non può ritirarsi in un istante, e usa lo spazio e le risorse altrui come scudo.

Oggi l’Unione Europea, fatta di una classe politica miope, si osserva all’interno di una prigione dorata. I contratti militari continuano a fluire, ad alimentare una brace che consuma l’economia continentale ma mantiene a pieno regime le industrie americane. È il trionfo silenzioso di una strategia che ha trasformato l’alleanza in un vincolo a senso unico.

Il continente europeo, convinto di essersi ritagliato il ruolo di protagonista morale della storia, si scopre che è sempre stato un mera “pedina”. Resta incastrato in un meccanismo dove l’illusione dell’universalismo serve solo a mascherare la marcia della supremazia statunitense e a rivelare, in modo drammatico, l’assenza di una reale politica europea.

Sassari, ottobre 2026

Gianfranco Meazza