Sassari: le quattro opere e il nodo burocratico che non si scioglie

Il Comune di Sassari rischia di perdere ingenti finanziamenti pubblici. Prima di entrare nel merito del caso specifico, è necessaria una premessa senza la quale qualsiasi analisi rischia di restare in superficie: il problema dell’inefficienza strutturale del sistema amministrativo italiano.

Il sistema amministrativo nazionale, regionale e comunitario è intrappolato in un quadro normativo di straordinaria complessità.

Ogni spesa rilevante richiede molteplici passaggi obbligatori: conferenze di servizi, valutazioni ambientali, approvazioni ministeriali, pareri di organi tecnici, nulla osta di sovrintendenze, certificazioni antimafia, verifiche ANAC. Ogni livello di governo — Stato, UE, Regione, Comune, Autorità di bacino — ha competenze parziali e spesso sovrapposte: ciascuno ha potere di veto, ma nessuno ha piena responsabilità del risultato finale.

I flussi di comunicazione tra le diverse strutture sono lenti. La cooperazione tra uffici è inefficace. La frammentazione interna ostacola l’attuazione degli interventi, bloccando o ritardando i progetti chiave. Il paradosso è evidente: le risorse ci sono, i progetti ci sono, ma il sistema non riesce a trasformare tutto questo in cantieri aperti e opere concluse nei tempi previsti dai finanziatori europei. Di sovente non si tratta di negligenza individuale: purtroppo viviamo dentro  una macchina amministrativa che produce inefficienza strutturale come esito ordinario, non eccezionale.

È questa la cornice dentro cui va letta la vicenda del rischio della perdita dei finanziamenti del Comune di Sassari.

Il caso Sassari: quattro opere e una scadenza che stringe

Quattro opere pubbliche, circa 27 milioni di euro di finanziamenti a rischio, 5,5 milioni già spesi che potrebbero dover essere restituiti. È questo il quadro che emerge dalle notizie apparse sulla stampa locale, e che riguarda alcuni cantieri finanziati con fondi PNRR nel Comune di Sassari, la cui conclusione non appare compatibile con la scadenza del 30 giugno 2026 fissata dalla normativa europea del Next Generation EU. (https://www.unionesarda.it/news-sardegna/sassari-provincia/sassari-pnrr-opere-non-concluse-il-comune-deve-restituire-5-5-milioni-szk4j7ve).

L’Assessorato al Bilancio del Comune pare stia prudentemente accantonando circa 5 milioni di euro in previsione della probabile mancata conclusione di quattro interventi, su un totale di 42 finanziati dal PNRR. Le opere in questione, con i relativi finanziamenti, sono:

Opera pubblicaFinanziamentoGiunta
Colonia Campestre – Edifici non vincolati (via Zara)circa € 8.000.000Campus
Colonia Campestre – Edificio vincolato (via Zara)circa € 6.400.000Campus
Palazzetto dello sport – Via Kennedycirca € 4.200.000Campus
Diga Bassa di Bunnari – Messa in sicurezzacirca € 7.400.000Sanna
TOTALEcirca € 26.000.000 

L’ammontare complessivo dei finanziamenti a rischio supera i 26 milioni di euro. Il rischio reale, però, non è solo quello della restituzione delle somme già erogate: è la perdita definitiva dell’intero finanziamento, con danni permanenti per Sassari.

Il lascito della Giunta Campus: opere concrete per Sassari

Tre di queste opere pubbliche — la Colonia Campestre nella parte non vincolata, gli edifici vincolati della Colonia Campestre e il Palazzetto dello sport del Latte Dolce — nascono e si sviluppano con la Giunta Campus. La Diga di Bunnari era stata invece ricevuta dalla Giunta Campus dalla (ancora) precedente Giunta Sanna.

Chi scrive ha avuto la titolarità della delega ai Lavori Pubblici ai tempi della Giunta Campus e può testimoniare direttamente quanto impegno sia stato necessario per portare quei progetti al livello di maturità richiesto dai bandi nazionali ed europei.

In sintesi, la Giunta Campus ha lasciato a Sassari:

Colonia Campestre (via Zara): 16 milioni totali, articolati in più fasi — edifici, oliveto, parco urbano, edificio vincolato — per restituire ai cittadini un’area periurbana in stato di abbandono.
Palazzetto dello sport di via Kennedy (Latte Dolce): 4,2 milioni per un impianto moderno con 2.366 posti, progettato come polo sportivo strategico per il quartiere e la città.
Diga Bassa di Bunnari: 7,4 milioni per la dismissione della diga bassa, il reinvaso del bacino alto e la creazione di un parco attrezzato a uso turistico e sportivo — proseguimento del progetto avviato dalla Giunta Sanna.

Tutte opere capaci di incidere profondamente sulla qualità della vita urbana — un parco, un impianto sportivo coperto, un lago da restituire alla collettività — il cui valore non è misurabile solo in milioni di euro, ma nel capitale di speranza e di visione che rappresentano per Sassari la quale  ha bisogno di ritrovare fiducia nel proprio futuro.

Il dovere dell’Amministrazione Mascia: salvare ciò che è stato avviato, finanziato e progettato.

I ritardi nella conclusione degli iter progettuali e cantieristici non sono ascrivibili, nella sostanza, all’attuale Amministrazione Mascia. Sarebbe ingiusto affermare il contrario. L’intervento sull’area della ex Colonia di via Zara ha incontrato due ostacoli principali: la necessità di procedere agli sgomberi delle famiglie che occupavano gli spazi dell’ex complesso, con il conseguente obbligo di garantire soluzioni abitative alternative, e la risoluzione del contratto con l’impresa aggiudicataria. Entrambe le situazioni hanno generato ritardi inevitabili che hanno reso impossibile il rispetto della scadenza europea.

Il progetto della Diga  bassa di Bunnari è rimasto bloccato per lungo tempo da questioni burocratiche, prima tra tutte la necessità di chiarire se l’intervento richiedesse o meno la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). Il parere del Ministero delle Infrastrutture si è fatto attendere quasi un anno. Solo di recente, a quanto consta, la Commissione tecnica ministeriale ha certificato che il progetto non necessita di VIA. Il tempo perso era però già irrecuperabile: la normativa impone livelli successivi di progettazione — fattibilità, definitivo, esecutivo — ciascuno soggetto a separata approvazione da parte di una catena di autorità che coinvolge Ministero, Regione, ARPAS, Genio Civile e Sovrintendenze. Il progetto del Palazzetto  ha subito imprevisti tipici di qualsiasi iter complesso con questioni tecniche  progettuali con l’aggiudicataria.

Tutto questo lungi dall’essere un’assoluzione, è in realtà un appello: proprio perché la responsabilità dei ritardi non è ascrivibile agli Uffici ( che hanno sempre dimostrato competenza e professionalità)  nè alla  Giunta attuale, quest’ultima ha la possibilità — e il dovere — di presentarsi come la forza che ha saputo portare in porto ciò che altri hanno avviato, progettato e finanziato.

Portare a compimento i progetti finanziati non è un gesto di generosità politica: deve essere reputato l’atto più alto di responsabilità verso i sassaresi. Un’Amministrazione che perde 27 milioni di finanziamenti porta un peso che nessuna comunicazione politica potrà alleggerire. Un’Amministrazione che invece riesce a portare a compimento i progetti ereditati dimostra di avere quella maturità istituzionale che i cittadini hanno il diritto di aspettarsi.

L’Amministrazione comunale deve dedicare priorità assoluta alla risoluzione degli ostacoli pendenti, con un presidio quotidiano degli iter autorizzativi e una regia politica capace di sbloccare i nodi burocratici ai livelli superiori

La Regione Sardegna e il Governo nazionale devono supportare con forza la richiesta di deroga alla scadenza del 30 giugno 2026. I motivi sono obiettivi, documentabili e in larga parte indipendenti dalla volontà delle amministrazioni locali. Sassari non è l’unico Comune italiano in questa situazione: immagino che molte altre amministrazioni vivano analoghe difficoltà.

Il Governo ha l’obbligo politico e istituzionale di intervenire, interloquire a livello comunitario consentendo la spendita delle risorse e la deroga della scadenza.

Sul piano legislativo superiore, è urgente che il Parlamento affronti seriamente la semplificazione amministrativa. Ridurre i passaggi necessari per approvare le spese pubbliche, riduzione normativa, semplificare i livelli di progettazione, promuovere flessibilità nelle decisioni, garantire meccanismi di coordinamento efficaci tra i livelli di governo: sono riforme non più rinviabili.

Le risorse pubbliche non possono essere perse. Non solo per una questione di bilancio ma perché dietro quei fondi ci sono opere concrete: un parco urbano recuperato, un impianto sportivo moderno, la messa in sicurezza di un’infrastruttura idraulica di interesse storico.

La vicenda della Colonia Campestre, del Palazzetto del Latte Dolce e della Diga di Bunnari è uno specchio fedele dei limiti del nostro sistema pubblico che vive di una inefficienza strutturale. E le inefficienze strutturali si devono combattere con riforme strutturali.

Sassari, maggio 2026

Identità e Costituzione ets

Gianfranco Meazza