PER UN NUOVO FEDERALISMO

In ambito accademico si tende spesso a confondere i rapporti tra economia e politica internazionale, sottovalutando le conseguenze che le scelte economiche nazionali possono avere su scala globale. Lionel Robbins, economista britannico scomparso nel 1984, ha fornito strumenti concettuali fondamentali per analizzare problemi come la moneta globale, il sottosviluppo, la giustizia internazionale e la gestione razionale delle risorse naturali. Il suo contributo permette ancora oggi di riflettere sulle possibili soluzioni di politica economica a livello sovranazionale.

Negli anni Trenta, di fronte a una crisi economica generalizzata, le proposte keynesiane sembravano l’unica via d’uscita per i singoli stati. Tuttavia, queste soluzioni trascuravano gli effetti internazionali delle politiche adottate. Lo stesso vale per i modelli comunisti e fascisti, che, nonostante le differenze ideologiche, come il liberismo americano, si basavano tutti su economie pianificate dai rispettivi governi nazionali.

Robbins fu tra i pochi a confrontare in modo critico sia il sistema liberale che quello socialista. La sua conclusione fu chiara: entrambi, se applicati all’interno di stati-nazione, non possono garantire stabilità, libertà, benessere e pace in un contesto economico internazionale. Questo perché contengono elementi di protezionismo e corporativismo che finiscono per escludere i principi di apertura tipici tanto del pensiero liberale quanto di quello socialista.

Secondo Robbins, gli interessi protezionistici e corporativi dipendono dai governi nazionali, mentre gli interessi realmente liberali o socialisti si fondano sul controllo democratico dei cittadini. Ma il voto popolare si rivela efficace solo nel contrastare politiche corporative o protezioniste, non nel promuovere coerentemente gli ideali liberali o socialisti, che necessitano di un sistema più ampio e condiviso di regole comuni.

Questa è la lacuna che Robbins cercò di colmare, proponendo un nuovo orientamento di politica economica: il federalismo come strumento per conciliare le economie nazionali con un ordine economico internazionale stabile. In questo senso, anche alcune recenti politiche protezionistiche, come quelle dei dazi introdotti da Donald Trump, sembrano ispirarsi indirettamente al pensiero di Robbins, nel tentativo di bilanciare interessi locali e globali.

Il federalismo, secondo Robbins, è la risposta all’anarchia economica internazionale. Tanto il pensiero liberale quanto quello socialista devono essere inquadrati in un sistema di regole comuni, capaci di salvaguardare le peculiarità locali senza ostacolare il commercio e la cooperazione tra stati.

Governi nazionali che perseguono esclusivamente interessi protezionisti o liberisti finiscono per favorire solo una parte della società, impoverendo le altre. Solo un’unione federale può difendere i valori di giustizia e civiltà, a patto di dotarsi di istituzioni economiche sovranazionali capaci di prevenire conflitti tra stati.

Una federazione, però, non deve trasformarsi in uno stato unitario centralizzato. Deve lasciare la massima libertà possibile agli stati membri, che conserveranno l’iniziativa in molte materie, cedendo però alla federazione le competenze che sono tradizionalmente fonte di conflitti d’interesse, come la difesa o le politiche economiche transnazionali.

La rinuncia a eserciti nazionali da parte degli stati membri non deve essere percepita come una perdita di sovranità, bensì come una condizione necessaria per evitare privilegi e diseguaglianze. La federazione deve poter esercitare un potere fiscale autonomo, pur lasciando ai singoli stati la responsabilità dei lavori pubblici locali, intervenendo solo nei progetti interstatali o nelle emergenze economiche.

Un altro punto cruciale è il sistema bancario e monetario. Non è strettamente necessario adottare una moneta unica: diversi sistemi possono coesistere, a patto che le autorità federali possano intervenire per gestire il tasso di cambio e garantire la stabilità dei mercati. Un sistema flessibile, capace di adattarsi alle differenze locali, potrebbe funzionare meglio di una rigida centralizzazione monetaria.

La federazione deve inoltre avere la forza di contrastare monopoli, trust e concentrazioni finanziarie che minacciano la concorrenza, il benessere dei consumatori e la qualità della vita, soprattutto quando i governi locali si dimostrano incapaci o disinteressati a intervenire.

Se la politica europea avesse adottato fin dall’inizio la visione federale di Robbins, oggi non si discuterebbero i poteri economici e monetari della UE. L’Unione Europea, nella sua forma attuale, è lontana da un’autentica federazione: somiglia piuttosto a una struttura tecnocratica, priva di una vera costituzione, inaccessibile ai referendum nazionali e diretta da élite scollegate dai cittadini.

La BCE, dominata da ex funzionari di grandi banche private, penalizza gli stati periferici, costringendoli a indebitarsi per sostenere il proprio debito pubblico. La direttiva sul bail-in, che prevede il prelievo forzoso su obbligazionisti e correntisti in caso di crisi bancaria, è un esempio lampante dell’asimmetria di potere e della protezione riservata alle élite finanziarie.

Alla base del pensiero di Robbins c’è una definizione dell’economia che rimane attuale: la scienza che studia la condotta umana come relazione tra fini e mezzi scarsi applicabili ad usi alternativi. Questa visione, erede della rivoluzione marginalista del 1870, completa e aggiorna quella della scuola classica.

David Ricardo, già all’inizio del XIX secolo, definiva l’economia politica come lo studio della distribuzione del prodotto sociale tra proprietari terrieri, capitalisti e lavoratori. Adam Smith sottolineava come i beni ad alto valore d’uso potessero avere scarso valore di scambio, mentre l’opposto valeva per molti beni commerciali. Ricardo aggiungeva che l’utilità non determina direttamente il valore di scambio, pur essendone una condizione necessaria.

Il pensiero di Robbins va oltre queste distinzioni, proponendo una sintesi moderna tra economia, libertà e istituzioni internazionali. Un federalismo economico autentico, radicato nella democrazia e nella cooperazione tra stati, resta oggi una delle poche vie percorribili per evitare l’alternativa tra caos globale e autoritarismo tecnocratico.

Sassari, maggio 2025

Identità e Costituzione

Dott. Roberto Seri

Importanti spunti di riflessione qui a margine .

Né il liberalismo né il socialismo riescono a garantire pace, giustizia e benessere in un contesto globale interconnesso.
Solo un assetto Comunitario e federale, con istituzioni sovranazionali dotate di poteri reali ma rispettose delle autonomie locali, può regolare l’economia in modo equo e sostenibile.
L’Unione Europea manca di un’autentica legittimazione democratica. Interessante è anche il richiamo a un federalismo flessibile, non centralizzato, che tenga conto delle diversità locali senza rinunciare a regole comuni. Utile valorizzare l’attualità del pensiero economico di Robbins come alternativa al caos o all’autoritarismo.

Sassari, maggio 2025

Gianfranco Meazza