Il fallimento della diplomazia
L’Iran è stato colpito da numerosi attacchi aerei israeliani. Israele ha lanciato la sua più vasta offensiva aerea contro l’Iran, dichiarando di voler fermare un presunto programma segreto per costruire armi nucleari.
Secondo fonti giornalistiche, civili e ufficiali militari e pure scienziati nucleari iraniani sarebbero morti, e alcuni impianti nucleari civili avrebbero subito gravi danni. L’attacco è avvenuto nella notte tra il 12 e il 13 giugno 2025 e rappresenta un evento senza precedenti nella storia recente.
In risposta, l’Iran ha lanciato centinaia di missili contro Israele, colpendo anche aree civili. Si legge dai giornali che sirene d’allarme risuonano da Tel Aviv a Gerusalemme, la popolazione si è rifugiata nei bunker e squadre di soccorso hanno cercato superstiti tra le macerie a Rishon Lezion e Ramat Gan.
L’operazione israeliana, chiamata “Leone Nascente”, ha preso di mira siti strategici come Natanz, Fordow e Isfahan, dove si trovano impianti per l’arricchimento dell’uranio. Israele sostiene che l’Iran sia vicino a ottenere il materiale necessario per fabbricare bombe atomiche. La dichiarazione si ferma alla pura asserzione e non emergono dati oggettivi inconfutabili.
Secondo Teheran, il programma nucleare ha solo scopi civili e segue le regole dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, che anche in passato ha effettua ispezioni. Subito dopo l’attacco, l’Iran ha accusato Israele di aver violato la sua sovranità e ha promesso dure ritorsioni. Ha anche accusato gli Stati Uniti di essere complici. Washington ha negato di aver partecipato direttamente all’attacco, ma è noto che caccia americani hanno aiutato Israele ad abbattere missili iraniani e che la presenza militare statunitense nella regione è stata rafforzata.
L’attacco di Israele mette a rischio il sistema internazionale che regola l’uso pacifico del nucleare, basato sul Trattato di Non Proliferazione del 1970, firmato da centinaia di Paesi. (https://www.isprambiente.gov.it/files/temi/trattato-non-proliferazione.pdf). Trattasi di Trattato in vigore con efficacia a tempo indeterminato in quanto nel corso della Conferenza di riesame tenutasi a New York alle Nazioni Unite tra il 17 aprile e il 11 maggio 1995, è stato stabilito “the Treaty shall continue in force indefinitely”.
Questo Trattato dice che solo alcuni Stati possono avere armi nucleari, mentre gli altri si impegnano a non costruirle, a usare il nucleare solo per fini civili e a farsi controllare dall’AIEA. L’Iran ha firmato il trattato e ha accettato le ispezioni e un processo di varie interlocuzioni e confronti, mentre Israele non ha mai aderito neanche al Trattato. Israele attacca militarmente l’Iran ma si rifiuta di firmare il Trattato di non proliferazione pur di fatto possedendo testate nucleari.
Secondo l’articolo 10 dello stesso Trattato, un Paese può uscirne se si sente minacciato da eventi straordinari. Un attacco militare diretto a impianti civili ispezionati potrebbe essere considerato proprio uno di questi eventi, come accadde con la Corea del Nord nel 2003.
Se l’Iran decidesse di lasciare il trattato, potrebbe costruire una bomba nucleare legalmente.
L’uso della forza, secondo il diritto internazionale, è consentito solo in risposta a un attacco attuale, non in modo preventivo, a meno che non ci sia un pericolo immediato e certo, che in questo caso non appare sia stato dimostrato. ( art 51 Carta Onu).
Le convenzioni internazionali vietano di colpire strutture civili e obbligano gli Stati a distinguere tra obiettivi militari e non. Colpire impianti nucleari civili, protetti da accordi internazionali, significa rompere queste regole. https://files.studiperlapace.it/spp_zfiles/docs/20041031182655.pdf.
Questo potrebbe far partire una nuova corsa agli armamenti. A seguito della dichiarazione di guerra di Israele, l’Iran ha annunciato che non intende più trattare con gli Stati Uniti. Anche i negoziati iniziati nei mesi scorsi per rilanciare l’accordo del 2015 sono ormai sospesi.
L’Europa, come al solito è impotente: Francia, Germania e Regno Unito chiedono calma, accompagnandosi a frasi retoriche sono privi di strumenti per fermare il conflitto. Il Governo italiano dovrebbe dimostrare un minimo di personalità indipendente , condannare ogni opzione bellica, porsi in posizione di equidistanza e avviare un urgente processo di negoziato. La Cina ha condannato apertamente Israele e ha chiesto lo stop immediato delle operazioni, mentre la Russia ha espresso preoccupazione. L’ONU è bloccata dai veti tra le grandi potenze. Intanto, secondo molti analisti, l’Iran ha già la capacità tecnica per costruire una bomba atomica in poco tempo, grazie a quantità elevate di uranio arricchito quasi al livello militare. Ma è velleitario pensare di fermare l’Iran a colpi di missili.
Merita rammentare che il programma nucleare iraniano era nato con l’aiuto degli Stati Uniti negli anni Cinquanta, ma dopo la rivoluzione islamica del 1979 i rapporti si erano interrotti. Da allora, ci sono state fasi alterne, con periodi di cooperazione e momenti di forte tensione. L’accordo firmato nel 2015 era stato un successo della diplomazia internazionale, ma fu abbandonato nel 2018 da Trump, che lo riteneva troppo debole. Dopo anni di tensione, nel 2025, Trump aveva sorpreso tutti cercando di riaprire un dialogo diretto con Teheran, spinto anche dal desiderio di lasciare un’eredità politica positiva. Ma i negoziati si sono bloccati quando l’Iran ha rifiutato di limitare il suo programma.
L’aggressione israeliana ha reso praticamente impossibile riprendere le trattative, anzi, si legge che a seguito della dichiarazione di guerra l’Iran ha dichiarato di sospendere ogni processo negoziale con la conseguenza che ora ha il tempo (90 giorni) per decidere se uscire ufficialmente dal Trattato. Se l’Iran lo farà, potrà dire di avere dalla sua parte la legge internazionale. E se in futuro costruirà una bomba, sarà difficile accusarlo di violazione. Il precedente è grave: potrebbe spingere altri Paesi a seguire lo stesso percorso. La logica del diritto rischia di essere sostituita dalla legge del più forte.
Il mondo si trova davanti a un bivio pericoloso, e la Comunità internazionale, compresa l’Italia, deve agire subito per fermare questa escalation prima che sia troppo tardi.
Giugno 2025,
Sassari, Identità e Costituzione ets
Gianfranco Meazza
