Il conflitto tra Iran e Israele si è intensificato negli ultimi giorni causando la morte di oltre 600 persone in Iran e 24 in Israele. La situazione sta rapidamente degenerando, trascinando il Medio Oriente verso una nuova fase di instabilità, con gravi rischi per la sicurezza globale.
Questa non è una guerra locale.
Il pericolo che il conflitto si estenda ad altri Paesi della regione è concreto e le conseguenze potrebbero essere catastrofiche. Si parla ormai apertamente di rischio nucleare. Un’escalation incontrollata non colpirebbe solo le parti in causa, ma metterebbe in pericolo l’intero equilibrio internazionale.
I recenti attacchi israeliani contro infrastrutture nucleari iraniane – sotto il controllo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) – rappresentano una grave violazione del diritto internazionale. Tali operazioni mettono a rischio la sicurezza del personale civile e possono provocare danni ambientali irreparabili.
Secondo fonti dell’AIEA, non esistono prove attuali che l’Iran stia sviluppando armi nucleari: “Non abbiamo elementi che dimostrino un programma sistematico per costruire una bomba”, ha affermato l’agenzia. ( https://tg24.sky.it/mondo/2025/06/19/bomba-atomica-iran-aiea).
In questo contesto, bombardare siti civili e usare la sicurezza nucleare come strumento di pressione politica è irresponsabile.
Preoccupa il crescente condizionamento politico su istituzioni multilaterali come l’AIEA, che dovrebbero operare in modo indipendente. L’Italia, come altri Stati membri dell’ONU e dell’Unione Europea, ha il dovere di avviare un percorso negoziale e costruttivo. Occorre difendere il diritto internazionale e rimettere la questione nucleare iraniana sul binario del dialogo e della diplomazia.
L’Iran ha riaffermato il proprio impegno al Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP) e ha mostrato apertura a un confronto diretto con gli Stati Uniti, a condizione che cessino gli attacchi sul suo territorio. Questo spiraglio va colto. Nessun obiettivo strategico può giustificare la morte di civili o il rischio di un’escalation irreversibile.
Tuttavia, la tensione resta alta. Gli Stati Uniti, alleati storici di Israele, hanno dislocato forze militari nel Golfo Persico e ventilato la possibilità di interventi diretti. Il presidente Donald Trump ha rilasciato dichiarazioni ambigue: “Potrei intervenire, potrei non farlo”, mentre da Teheran la Guida Suprema Khamenei ha risposto: “Non accetteremo né una guerra imposta né una pace imposta. L’Iran non si arrenderà.”
Israele ha da tempo manifestato la volontà di impedire lo sviluppo nucleare iraniano, ma il conflitto in corso rischia di trasformarsi in un pretesto per azioni unilaterali che aggravano la situazione e compromettono qualunque tentativo di negoziato. Le dichiarazioni di alcuni alleati occidentali – che accusano l’Iran come unica fonte di instabilità – ignorano la complessità del conflitto e rischiano di legittimare nuove violenze.
Se il Medio Oriente resta instabile, nessuna parte del mondo sarà davvero in pace. Le tensioni attuali hanno già provocato impatti sull’economia globale e sulla sicurezza internazionale.
È necessario agire subito per evitare che la guerra si allarghi. La Comunità internazionale, a partire dalle grandi potenze e dai Paesi europei, deve:
- Fermare ogni operazione militare;
- Rafforzare il ruolo indipendente dell’AIEA, proteggendo il lavoro degli ispettori;
- Rilanciare il dialogo multilaterale, anche attraverso un nuovo accordo sul nucleare iraniano a scopo civile;
- Condannare ogni escalation che violi il diritto internazionale e minacci la vita di civili;
- Chiedere anche a Israele, per il principio di reciprocità, il pieno rispetto di quanto prescritto nel trattato AIEA.
Il tempo per agire è ora. Ogni giorno di silenzio ci avvicina al punto di non ritorno. Fermare la guerra è ancora possibile, ma servono coraggio politico, lucidità diplomatica e, soprattutto, la volontà collettiva di costruire un futuro di pace.
Sassari, 19 giugno 2025, Identità e Costituzione
Gianfranco Meazza
