Fermare la tragedia umanitaria

Quanto sta accadendo a Gaza, non può lasciarci indifferenti.

L’Associazione Identità e Costituzione intende affrontare il tema con senso di responsabilità e attenzione ai fatti, rifacendosi a fonti autorevoli come le Nazioni Unite e le principali agenzie internazionali di stampa.

Israele ha dichiarato che l’esercito sta espandendo le operazioni militari nella Striscia di Gaza per contrastare le “minacce terroristiche” rappresentate da Hamas. Tuttavia, dati e testimonianze raccolti da agenzie umanitarie e osservatori internazionali mostrano un quadro di gravissima emergenza: interi quartieri distrutti, bombardamenti continui e una popolazione costretta alla fuga, spesso senza vie sicure di uscita. Le forze israeliane lanciano volantini per invitare i civili a evacuare, ma le opzioni di fuga sono estremamente limitate e pericolose.

Una testimonianza raccolta dalle Nazioni Unite descrive il dramma di una famiglia: “Più di 25 membri della mia famiglia sono stati uccisi: i miei figli, mia moglie, mia madre, i miei fratelli e le loro mogli”, ha detto un uomo. Rimangono solo sua zia, due nipoti e un figlio. Sono fuggiti sotto i bombardamenti senza riuscire a trovare un mezzo di trasporto. “Ci hanno chiesto 2.000 shekel per salire in macchina, ma non abbiamo i soldi. Non abbiamo una tenda né altro. Ho fatto molte telefonate e suppliche, ma nessuno mi ha risposto”.

Secondo l’UNRWA, (Agenzia delle Nazioni Unite) il costo medio dello sfollamento verso sud è di circa 3.180 dollari a famiglia. A Gaza il carburante scarseggia da mesi e i rifornimenti sono stati bloccati dal lungo assedio imposto da Israele. Negli ultimi mesi, Israele ha dichiarato l’intenzione di assumere il controllo di Gaza City e ha intensificato i bombardamenti, soprattutto nelle aree urbane più dense. L’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) riferisce che, solo nell’ultimo mese, oltre 250.000 persone sono state sfollate da Gaza City, di cui 60.000 in sole 72 ore. Le immagini che provengono dalle fonti più accreditate mostrano fiumi di persone in fuga a piedi, spesso senza cibo né acqua, in cerca di un rifugio. (https://news.un.org/en/story/2025/09/1165896?_gl=1*1pmi69p*_ga*MTYwNTUzNzc5OS4xNzU4NDMxODI4*_ga_TK9BQL5X7Z*czE3NTg0MzE4MjckbzEkZzAkdDE3NTg0MzE4MjckajYwJGwwJGgw). La crisi in corso a Gaza rappresenta una delle più gravi emergenze umanitarie degli ultimi anni.

Le famiglie palestinesi si trovano intrappolate in un’escalation di violenza, costrette a scegliere tra restare in pericolo o fuggire verso l’incertezza. La popolazione è allo stremo.

Israele ha dichiarato guerra ad Hamas in seguito all’attacco del 7 ottobre 2023, in cui miliziani del gruppo hanno colpito il sud di Israele, causando centinaia di vittime civili e militari e prendendo ostaggi. Questo attacco ha profondamente colpito Israele e ha dato il via a un’offensiva volta a neutralizzare le infrastrutture di Hamas, liberare gli ostaggi e rimuovere la sua presenza militare dalla Striscia.

Hamas, nato nel 1987 durante la Prima Intifada, è un movimento islamista radicale affiliato alla Fratellanza Musulmana. Il suo statuto del 1988 sostiene che la Palestina è terra islamica e che la lotta armata è un dovere religioso. Hamas è stato accusato di numerosi crimini, tra cui l’uso di scudi umani, esecuzioni e torture. Si oppone a ogni accordo con Israele e promuove una strategia militare aggressiva.

Dopo aver vinto le elezioni parlamentari del 2006, Hamas ha preso il controllo della Striscia di Gaza nel 2007, instaurando un governo autoritario. Pur gestendo anche servizi sociali e sanitari, rifiuta ancora oggi il riconoscimento dello Stato di Israele.

Israele si appella al diritto all’autodifesa sancito dall’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite e alla Convenzione internazionale contro la presa di ostaggi. Tuttavia, la portata della risposta militare ha generato interrogativi, anche tra osservatori internazionali, sulla proporzionalità delle operazioni e sul loro impatto sui civili. Israele dichiara di adottare misure preventive, come l’avviso ai civili prima dei bombardamenti, ma le tattiche adottate da Hamas, che posiziona infrastrutture militari in aree civili, complicano l’applicazione del diritto internazionale umanitario.

La distruzione di infrastrutture civili è giustificata da Israele con la presenza di obiettivi militari, secondo quanto previsto dall’articolo 52 del Protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra del 1977.

Tuttavia, l’estensione degli attacchi  che sono sempre più indiscriminati e l’alto numero di vittime sollevano legittime preoccupazioni.

Alcune dichiarazioni pubbliche di esponenti del governo israeliano che parlano della “ricostruzione” di Gaza come opportunità economica, in un contesto di distruzione massiva e sfollamenti forzati, hanno sollevato perplessità nella comunità internazionale circa il rischio che la guerra abbia assunto anche una dimensione geopolitica ed economica.

Secondo la Commissione Internazionale Indipendente d’Inchiesta sul Territorio Palestinese Occupato, le vittime palestinesi hanno superato le 60.000, inclusi più di 18.000 bambini. Le condizioni di vita sono descritte come critiche: ospedali distrutti, fame diffusa, accesso limitato a cure mediche e acqua potabile. Anche considerando l’uso di scudi umani da parte di Hamas, resta imprescindibile che ogni azione militare distingua chiaramente tra obiettivi militari e civili.

L’urgenza di un’azione internazionale è drammatica. Tutti gli Stati, anche quelli non direttamente coinvolti, hanno l’obbligo morale e giuridico di prevenire violazioni gravi del diritto internazionale. Il Governo Italiano ha il dovere di agire, astenendosi dal sostenere azioni che possano favorire tali violazioni. La risposta della comunità internazionale si sta rivelando debole: l’Unione Europea ha introdotto sanzioni limitate, mentre gli Stati Uniti hanno posto veti a diverse risoluzioni ONU per il cessate il fuoco.

Intanto, a Gaza si continua a morire: sotto i bombardamenti, per fame, per mancanza di cure. Le immagini che arrivano parlano da sole.

L’Associazione Identità e Costituzione ribadisce una verità fondamentale: non si può restare neutrali davanti a gravi violazioni dei diritti umani. Condanniamo con fermezza l’attacco del 7 ottobre, ma con la stessa fermezza chiediamo che Israele interrompa una risposta militare che rischia di superare i limiti della legittima difesa.

Rivolgiamo quindi un appello urgente al Governo Italiano affinché recepisca le raccomandazioni del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite e come Stato membro della UE si faccia promotore delle seguenti iniziative per:

  • avviare misure urgenti per fermare attacchi militari che colpiscono la popolazione civile;
  • attivare tutte le opportune iniziative per interrompere ogni forma di fornitura di armi, equipaggiamenti e assistenza militare a Israele anche in via indiretta;
  • garantire l’invio immediato e senza ostacoli di aiuti umanitari;
  • proteggere civili, operatori umanitari, sanitari, giornalisti, donne e bambini;
  • avviare percorsi di giustizia riparativa e garanzie di non ripetizione per il popolo palestinese;
  • trovare una soluzione politica, strutturata e duratura del conflitto israelo-palestinese. Serve un’iniziativa multilaterale, con il coinvolgimento di Nazioni Unite, potenze internazionali e organizzazioni regionali, per il riconoscimento dello Stato della Palestina, il riconoscimento reciproco dei diritti nazionali al fine di costruire le basi per una coesistenza pacifica tra i due popoli.

Restare in silenzio di fronte a una simile tragedia non è più accettabile. È il momento di assumersi la responsabilità di agire, nel rispetto del diritto internazionale e della dignità umana.

Sassari, settembre 2025,

Identità e Costituzione ets

Gianfranco Meazza