La storia infinita
C’è un’area di Sassari, di circa 400 ettari, che dal 2008 vive in una sorta di limbo amministrativo.
Un’area strategica per l’economia del nord Sardegna, incastrata tra burocrazia, debiti, e riforme mai attuate. È la ZIR Predda Niedda, un consorzio chiamato industriale, che poi di industriale ha poco; nato per stimolare lo sviluppo e oggi ridotto a simbolo del paradosso istituzionale.
Il Consorzio Predda Niedda doveva essere soppresso già nel 2008, secondo la legge regionale n. 3 del 2008 che prevedeva la chiusura dei consorzi comunali e il passaggio delle loro competenze a enti di respiro più ampio – prima i Consorzi provinciali, poi la Rete Metropolitana, oggi la Città Metropolitana. Ma la procedura di liquidazione, che per legge doveva durare 180 giorni, è ancora ferma… dopo 17 anni.
Nel frattempo, l’area è caduta in una paralisi gestionale.
Eppure Predda Niedda non è un’area qualunque: è punto importante dell’economia sassarese, il crocevia tra la 131, l’aeroporto di Alghero, Li Punti e il centro città. Ma da troppo tempo, le sue strade si sfaldano, o si allagano, le reti idriche perdono, i pali della luce cadono, o ignoti asportano i cavi di alimentazione, i marciapiedi si sgretolano, circolare in auto è un problema, a piedi ancora peggio. E nessuno può mettere davvero mano alla situazione. Perché? Perché il Consorzio esiste ancora, ma non può funzionare. È come un’automobile lasciata accesa, ma senza nessuno al volante.
Il nodo centrale del caos è il “debito” verso Abbanoa, il gestore idrico della Sardegna: di circa 22 milioni di euro. Una cifra generata in gran parte da perdite nella rete idrica interna al Consorzio – per almeno la metà dell’acqua immessa e andata dispersa. E il paradosso è che le stesse infrastrutture da cui scaturivano dette perdite sono poi passate proprio ad Abbanoa.
Nel 2017, si era tentata una soluzione: una convenzione per trasferire la gestione ad Abbanoa, con un milione di euro dalla Regione per gli interventi minimi. Due anni dopo, la Giunta (Pigliaru) approvava una delibera per chiudere la partita: un accordo transattivo da 11,8 milioni di euro ( circa) con pagamento rateizzato e cessione di crediti vantati dal consorzio. Era previsto anche un investimento aggiuntivo per sistemare l’impianto di depurazione e finanziare opere infrastrutturali.
Ma nulla è andato avanti. Intrappolato tra cavilli e rinvii, la Delibera di Giunta è rimasto lettera morta.
Da allora, il Consorzio è un ente fantasma: esiste ma non opera, dovrebbe essere chiuso ma resta in vita. Non ha personale sufficiente per gestire un’area che conta 28 km di strade e centinaia di operatori economici. Intanto l’asfalto continua a cedere e ogni intervento è un rattoppo temporaneo, mai una soluzione definitiva.
Preme ricordare che tutte le succitate criticità passano per la definizione dello stato di liquidazione del Consorzio. Solo con la definizione del rapporto tra Abbanoa e il Consorzio e la messa a disposizione delle risorse necessarie il Comune, (quale ente subentrante) può prendere in carico l’area interessata dalla gestione del Consorzio Predda Niedda. Diversamente, il Comune di Sassari non potrebbe assumere l’onere della gestione, senza garanzie chiare. Perché nessuna passività può essere trasferita.
C’è stato, di recente, uno spiraglio: un finanziamento da 2,5 milioni di euro, secondo quanto emerso, inserito nell’ambito dell’Accordo Stato-Regione per la viabilità e le infrastrutture. Un segnale positivo, certo, ma ancora lontano da poter rappresentare una vera svolta. Infatti, senza una struttura amministrativa operativa, in grado di programmare, con risorse personali e mezzi, controllare e portare a termine i lavori, anche quei fondi rischiano di rimanere solo numeri su un bilancio.
Oggi il Consorzio Predda Niedda è l’immagine plastica di un territorio che ha perso 17 anni, trascinato in una crisi che si poteva (e si doveva) chiudere molto tempo fa.
È arrivato il momento di decidere. Serve un atto politico forte, definitivo. Serve la volontà di concludere davvero la fase di liquidazione.
La Regione Sardegna deve fare ciò che avrebbe dovuto fare dal 2008: definire i rapporti con Abbanoa, (di cui è il maggiore azionista, quindi questo dovrebbe facilitare l’azione), individuare l’Ente subentrante nel Comune di Sassari e garantire le risorse necessarie per la gestione permanente nel bilancio pluriennale. Solo così si può restituire a Predda Niedda – e con essa all’intera economia del nord Sardegna – la dignità di un’area commerciale e di servizi pienamente funzionante.
Fino a quel giorno, Predda Niedda resterà un’occasione sprecata, sotto gli occhi di tutti.
Sassari, ottobre 2025
Identità e Costituzione ets
Gianfranco Meazza
