Sul Centro Commerciale a Luna e Sole

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Si legge dagli organi di stampa della vicenda Maspa e del contenzioso con il Comune di Sassari.

Trattasi di vicenda complessa, del progetto Maspa nell’area di Luna e Sole a Sassari, la quale merita di essere raccontata in modo chiaro e, per quanto possibile, comprensibile.

Tutto ha origine dal Piano Urbanistico Comunale adottato nel 2012 e approvato formalmente nel 2014 (Giunta Ganau e poi Giunta Sanna) che prevedeva per quella zona di Luna e Sole un “Progetto norma” articolato in due distinti ambiti di intervento: il primo destinato a strutture ricettive extra-alberghiere e ad attrezzature collettive, il secondo dedicato a residenze, uffici, studi professionali e attività commerciali. La scheda norma stabilisce inoltre la distribuzione degli spazi pubblici e privati, imponendo di mantenere una fascia verde a disposizione pubblica nell’angolo di pregio tra via Luna e Sole e via degli Astronauti.

Nel 2018 la società Maspa S.r.l. ha presentato al Comune un Piano Urbanistico Attuativo (PUA) per la zona B2-PN1, proponendo la realizzazione di un complesso multifunzionale con funzioni residenziali e commerciali.

Gli uffici comunali, dopo l’istruttoria, avevano ritenuto il progetto non coerente con le prescrizioni della scheda norma, in particolare perché la media struttura di vendita era stata collocata proprio nella zona destinata a verde pubblico. Con una nota risalente al marzo 2019, la Pianificazione territoriale evidenziò tali criticità e chiese una revisione complessiva.

Durante l’intera amministrazione Campus sono state respinte, con autorevolezza, diverse proposte della società Maspa, tutte giudicate non conformi al PUC.

Nel settembre 2020 la società ha tentato di ottenere una variante urbanistica ai sensi dell’articolo 84 delle Norme tecniche di attuazione del PUC, chiedendo di ridistribuire funzioni e volumetrie. La proposta veniva bocciata prima dalla Commissione Urbanistica e poi ritirata dalla stessa società, che probabilmente aveva preso consapevolezza della difficoltà di ottenere l’approvazione di una variante che avrebbe modificato in modo sostanziale l’impianto originario.

Nel 2021, con una nuova istanza, poi integrata nel dicembre 2022, Maspa presentava un Piano Urbanistico Attuativo dichiarato conforme al Progetto norma vigente.

Il piano prevedeva due corpi di fabbrica: uno destinato a strutture turistiche extra-alberghiere, con un volume massimo di 7.149 metri cubi, e uno misto, con funzioni commerciali al piano terra e residenziali ai piani superiori, per un volume complessivo di 26.492 metri cubi. Erano inoltre previste la cessione gratuita al Comune di 5.372 metri quadrati di aree per standard pubblici e la realizzazione, a carico della società, di un parcheggio pubblico di 631 metri quadrati con accesso da via degli Astronauti.

Gli uffici comunali hanno riconosciuto la piena conformità del progetto alle previsioni della scheda norma e hanno formulato un parere tecnico favorevole, rinviando la decisione al Consiglio comunale. Con deliberazione n. 49 del 13 luglio 2023, il Consiglio ha adottato il piano in via preliminare, come previsto dall’articolo 21 della legge regionale n. 45 del 1989. A quel punto, la legge regionale impone al Comune, dopo la pubblicazione, di approvare definitivamente il piano, o di respingerlo con un atto motivato, entro un anno dall’adozione.

La successiva amministrazione guidata dal Sindaco Mascia non ha dato seguito all’adozione e non ha concluso il procedimento entro il termine stabilito. Né ha approvato il piano, né ha emesso un provvedimento “motivato” di diniego: ciò si evince dal ricorso al Tar presentato dalla società Maspa lamentando il cosiddetto “silenzio-rifiuto”.

Il TAR ha accolto il ricorso. Nel merito, il Tribunale riconosce che la normativa regionale obbliga l’amministrazione a concludere il procedimento entro un anno dall’adozione provvisoria. Poiché il Comune non ha approvato il piano né ha motivato un diniego, il silenzio dell’amministrazione è dichiarato illegittimo.

La sentenza è chiara: il Comune deve concludere il procedimento entro sessanta giorni dalla comunicazione o dalla notifica della decisione, approvando il piano o motivando un eventuale rifiuto, ma non può restare inerte.

Appare dunque legittimo chiedersi che senso avesse resistere in giudizio.

La legge regionale impone un termine perentorio e la giurisprudenza è da tempo consolidata nel ritenere illegittimo il silenzio amministrativo. Inoltre, gli stessi uffici comunali avevano già riconosciuto la piena conformità del piano alle prescrizioni urbanistiche. Ne deriva che il rifiuto non appare giustificato.

Peraltro, la precedente Giunta Campus aveva chiarito, già nel luglio 2023, che una volta accertata la coerenza del progetto con la scheda norma, l’approvazione costituiva un atto dovuto. Un rigetto non fondato su motivazioni tecniche o giuridiche solide avrebbe esposto il Comune a un inevitabile contenzioso, con rischi di soccombenza e rischio di danno erariale, come poi effettivamente accaduto. In questo senso, la precedente amministrazione ha operato correttamente, respingendo negli anni tutte le proposte non conformi e consentendo l’adozione solo del progetto rispettoso della pianificazione comunale, nel rispetto dei diritti e degli interessi già maturati dai cittadini, che non potevano essere ignorati senza conseguenze risarcitorie.

La successiva inerzia amministrativa ha invece provocato il contenzioso e la condanna del Comune. La vicenda evidenzia un problema più ampio: il Piano Urbanistico Comunale del 2014, dopo oltre dieci anni, mostra limiti e rigidità che non rispondono più pienamente alle esigenze di una Sassari in trasformazione. Gli equilibri tra funzioni residenziali, commerciali e di servizio, così come la dotazione di spazi pubblici, richiedono ormai una revisione complessiva. È necessario avviare un percorso di aggiornamento che riparametri indici e volumetrie, nel rispetto dei diritti acquisiti da cittadini e imprese, per evitare nuovi ricorsi e garantire una pianificazione più realistica, equilibrata e sostenibile.

Su questo punto è auspicabile che l’attuale Amministrazione si concentri maggiormente sulle questioni davvero essenziali per il futuro della città.

La priorità assoluta deve essere la rivisitazione complessiva del Piano Urbanistico Comunale, approvato nel 2014, ormai datato rispetto alla realtà attuale della città. Vi sono aree di Sassari che non possono sopportare ulteriori carichi urbanistici o devono essere recuperate dal degrado, altre riordinate e ricucite nell’intero tessuto urbano, altre ancora che non necessitano di ulteriori volumetrie. I confini tra aree agricole e residenziali si sono trasformati, le zone periurbane si sono densificate, la mobilità e le esigenze abitative e ambientali sono mutate.

Un esempio emblematico è quello di Caniga, dove è in discussione la realizzazione di un allevamento intensivo di suini in un’area che, secondo il PUC vigente, risulta formalmente agricola, ma che nella realtà è ormai circondata da abitazioni, famiglie e insediamenti residenziali. Qui si manifesta in modo evidente la contraddizione di uno strumento urbanistico non più aggiornato: una destinazione d’uso agricola, pensata in un contesto rurale oggi consente attività che risultano incompatibili con l’attuale assetto del territorio e con la qualità della vita dei residenti.

Un piano urbanistico non aggiornato produce due effetti perversi: da un lato favorisce situazioni potenzialmente conflittuali tra attività economiche e residenze; dall’altro espone il Comune a contenziosi continui, poiché le decisioni amministrative devono muoversi dentro regole che non rispecchiano più la realtà. È proprio la distanza tra la norma e il territorio vissuto che genera incertezza, disordine e, talvolta, ingiustizie sostanziali.

Per queste ragioni, diventa indispensabile un nuovo PUC che riscriva la geografia urbanistica della città, adeguandola alle sue evoluzioni sociali, economiche e demografiche. Occorre ridefinire le destinazioni d’uso, riparametrare indici e volumetrie, aggiornare gli standard per servizi, verde pubblico e mobilità, e introdurre regole chiare per una corretta urbanizzazione del territorio.

Solo una pianificazione moderna, coerente e tempestiva può evitare che si ripetano vicende come quella del progetto Maspa o quella di Caniga. L’inerzia e il rinvio non sono mai soluzioni neutre: ogni ritardo consolida situazioni di fatto difficilmente reversibili e riduce la capacità del Comune di governare in modo ordinato lo sviluppo urbano.

La decisione del TAR sul caso Maspa, in questo senso, rappresenta una lezione che va oltre la singola controversia: insegna che la pianificazione deve essere fatta nei tempi e con gli strumenti adeguati, perché quando l’amministrazione rinuncia a decidere, inevitabilmente, la decisione la prende il giudice. Pianificare significa scegliere, e scegliere significa governare. Rinviare, invece, significa perdere il controllo della città e lasciare che altri – i tribunali o le dinamiche di mercato – determinino il suo destino.

Sassari, ottobre 2025

Gianfranco Meazza