L’intervento USA in Venezuela

Di seguito le ragioni dell’intervento  in Venezuela:

“Ci saranno aziende petrolifere statunitensi presenti, che entreranno, spenderanno milioni di dollari per riparare le infrastrutture petrolifere, creando ricchezza anche per il Paese” https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/trump-maduro-atto-finale-226871.

L’interesse riguarda le più grandi compagnie petrolifere del mondo.

Non è  una novità. Si tratta del richiamo al concetto di amico/nemico che Carl Schmitt ha spiegato bene.  E’ la stessa logica che comunque caratterizza tutte le altre potenze imperiali, Russia e Cina.

Gli Usa sono noti per i loro precedenti e risulta chiaro anche dall’ultimo documento ufficiale sulla strategia per la Sicurezza Nazionale del novembre 2025.

Questi , alcuni passaggi significativi:

….After years of neglect, the United States will reassert and enforce the Monroe

Doctrine to restore American preeminence in the Western Hemisphere, and to

protect our homeland and our access to key geographies throughout the region. We

will deny non-Hemispheric competitors the ability to position forces or other

threatening capabilities, or to own or control strategically vital assets, in our

Hemisphere. This “Trump Corollary” to the Monroe Doctrine is a common-sense

and potent restoration of American power and priorities, consistent with American

security interests…..

«Dopo anni di abbandono, gli Stati Uniti riaffermeranno e faranno rispettare la Dottrina Monroe per ristabilire la preminenza americana nell’Emisfero Occidentale e per proteggere la nostra patria e il nostro accesso a geografie chiave in tutta la regione. Impediremo ai concorrenti extra-emisferici di posizionare forze o altre capacità minacciose, oppure di possedere o controllare beni strategicamente vitali nel nostro Emisfero. Questo “Corollario Trump” alla Dottrina Monroe rappresenta un ripristino di buon senso e potente del potere e delle priorità americane, coerente con gli interessi di sicurezza degli Stati Uniti.»

“….American policy should focus on enlisting regional champions that can help create

tolerable stability in the region, even beyond those partners’ borders. These nations

would help us stop illegal and destabilizing migration, neutralize cartels, nearshore

manufacturing, and develop local private economies, among other things. We

will reward and encourage the region’s governments, political parties, and

movements broadly aligned with our principles and strategy. But we must not

overlook governments with different outlooks with whom we nonetheless share

interests and who want to work with us…..”

«La politica americana dovrebbe concentrarsi sull’arruolamento di campioni regionali in grado di contribuire a creare una stabilità tollerabile nella regione, anche oltre i confini di tali partner. Queste nazioni ci aiuterebbero a fermare l’immigrazione illegale e destabilizzante, a neutralizzare i cartelli, a rilocalizzare la produzione manifatturiera nelle aree vicine e a sviluppare le economie private locali, tra le altre cose. Ricompenseremo e incoraggeremo i governi, i partiti politici e i movimenti della regione che siano ampiamente allineati con i nostri principi e la nostra strategia. Tuttavia, non dobbiamo trascurare governi con orientamenti diversi, con i quali condividiamo comunque interessi e che desiderano collaborare con noi.»

“….The terms of our alliances, and the terms upon which we provide any kind of aid, must be contingent on winding down adversarial outside influence….”

“I termini delle nostre alleanze, e le condizioni in base alle quali forniamo qualsiasi forma di aiuto, devono essere subordinati alla progressiva eliminazione dell’influenza esterna avversaria…”

https://www.documentcloud.org/documents/26341039-national-security-strategy/.

Il progetto è ben spiegato.

L’intervento in Venezuela si inserisce così in una più ampia strategia di politica internazionale volta ad esercitare una pressione di tipo imperiale sull’intero emisfero occidentale. Il Venezuela come caso esemplare, utile non solo per il suo petrolio, ma anche per mandare un messaggio ai vicini. L’intimidazione non è un effetto collaterale, bensì un obiettivo politico: riaffermare una gerarchia di potere che pretende obbedienza, fino a spingersi a dichiarazioni apertamente annessionistiche verso Paesi formalmente sovrani come Canada, Groenlandia e Messico. (https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/01/04/venezuela-trump-alla-vice-di-maduro-faccia-le-cose-giuste-o-paghera-un-prezzo_60d32873-0bd5-4d49-a972-3a1bdfd792e9.html).

In questa prospettiva, il diritto internazionale perde la sua funzione di limite effettivo dell’azione di potenza, venendo subordinato all’uso della forza – diretta o indiretta – come strumento ordinario di gestione dello spazio geopolitico.

Ma più che una deviazione statunitense, siamo davanti ad una manifestazione coerente della politica di potenza nel mondo post-liberale, in cui tutte le grandi potenze – con strumenti e linguaggi diversi – tendono a subordinare la legalità internazionale alla difesa dei propri interessi strategici.

In questo scenario ove Stati Uniti, Russia e Cina ridefiniscono spazi, risorse e gerarchie l’Europa semplicemente non c’è, non c’è come soggetto politico, non come potenza strategica, non come attore autonomo. Un Europa che rimane divisa, dipendente e priva di una propria visione geopolitica, oscillante tra l’allineamento passivo e l’irrilevanza, incapace di incidere tanto nei conflitti quanto nella definizione delle regole.

Gennaio 2026, Identità e Costituzione ets

Gianfranco Meazza